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SETTIMANA SANTA 2020
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 IN COMUNIONE - VOCE DELLA PARROCCHIA DI MEZZOLOMBARDO.


Nell'impossibilità di stampare il giornale parrocchiale e di distribuirlo alle famiglie, pubblichiamo gli articoli sul sito internet, per cercare di comunicare le notizie delle attività della parrocchia, anche in questo periodo difficile. Buona lettura.

 LA REDAZIONE 


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1. SOLIDARIETA’ O BARBARIE?

Questo il tema dell’incontro  con p. Alex Zanotelli e Vincenzo Passerini  proposto la sera del 6 gennaio scorso dai gruppi missionari della zona pastorale di Mezzolombardo. Davanti ad una sala civica gremita Passerini, già bibliotecario e ex consigliere provinciale,  ha presentato il suo ultimo libro “Tempi feroci – Vittime, carnefici e samaritani” e ha illustrato alcune situazioni legate alla nostra vita sociale di oggi che ha definito proprio “feroci”. In primo luogo ha parlato dei  decreti sicurezza approvati dal governo nazionale: il primo, che ha permesso di buttare in strada esseri umani (al contrario dei cani che hanno una legge che ne vieta l’abbandono) e il secondo, con cui è stato deciso che è reato salvare i profughi in mare, in contrasto con le leggi basilari dell’umanità. Ha poi definito “vergogna trentina” quanto è stato fatto in un anno per distruggere le attività messe in campo per l’accoglienza dei profughi. Ha fatto riferimento in particolare allo stop all’accoglienza diffusa dei richiedenti asilo e alla loro raccolta nel centro unico di accoglienza di via Fersina a Trento. Sono stati aboliti corsi di italiano, aiuti psicologici, tessere gratis per i trasporti (che sono state date invece agli over ’70, anche se  ricchi). Distrutta la struttura del Cinformi e ridimensionati i finanziamenti alla cooperazione internazionale. Ha espresso il suo disagio nel vedere i rappresentanti della Giunta provinciale vicino ai promotori delle manifestazioni per il centenario di Chiara Lubich, che aveva tutt’altri sentimenti e obiettivi nei confronti del prossimo. Passerini ha però ricordato che ci sono state e sono ancora in atto diverse esperienze di solidarietà e di accoglienza da parte di singoli, associazioni e gruppi che sono fonte di speranza per il futuro. 

E’ poi intervenuto P. Alex, missionario comboniano di Livo, che vive a Napoli nel rione Sanità, uno dei quartieri più difficili, dopo diversi anni trascorsi in una baraccopoli a Korogocho in Kenya.  

Dopo un accenno alle armi nucleari in arrivo a Aviano e all’acquisto di nuovi aerei per trasportare proprio queste bombe, ha ricordato che l’Italia ha una spesa annuale di circa 25 miliardi per spese militari e armi.  Ha rivolto un accorato appello alla preghiera per la pace in questi giorni di grave crisi tra Iran e Usa che potrebbe avere conseguenze molto serie a livello globale: per questo tutti i presenti hanno fatto un minuto di silenzio e preghiera. P. Alex ha poi cercato di spiegare cosa spinge tanta gente a migrare. Il sistema finanziario ed economico, la ricchezza mal distribuita in primis generano enormi sacche di povertà. La ribellione dei poveri  è bloccata con le armi. Altro fattore è il surriscaldamento del pianeta che è causa di inaridimento del suolo: dall’Africa milioni di persone scappano (cosiddetti rifugiati climatici). P. Alex ha infine invitato alla conversione, a essere dalla parte dei poveri, all’accoglienza, a lavorare per la pace guardando con simpatia ai nuovi movimenti Fridays for future, Sardine, Extinction Rebellion. Su questi temi è seguito un dibattito vivace e approfondito. 

F.T. 

 

 

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2. FESTA DELLO SPORTIVO 2020


Anche quest’anno l’ultima domenica di gennaio, in occasione della festa di S.Giovanni Bosco, è stata celebrata la “Giornata dello sportivo”, per ringraziare chi concretamente spende il proprio tempo per seguire tanti ragazzi nelle attività sportive e per chi nella pratica del gioco di squadra contribuisce a creare comunità. Diverse associazioni hanno aderito ed hanno animato la S. Messa delle ore 10.

 

 

Ai partecipanti è stato proposta la riflessione sul seguente manifesto della comunicazione non ostile per lo sport.

 

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3. POSTO OCCUPATO

La Diocesi di Trento ha lanciato l’iniziativa di un posto vuoto dedicato alle donne vittime di violenza. Nella nostra chiesa è stato preparato un posto su una sedia segnalato da un foulard da donna di colore rosso, come il sangue. Vicino al foulard sono state sistemate anche un paio di scarpe da donna. La spiegazione di questo segno è stata affidata ad un cartello, con una scritta che ricorda che quel posto sarebbe stato
occupato da una donna, vittima di violenza.

Questo segno può contribuire a tener alta l’attenzione su un tema così drammatico, e può aiutare ciascuno a riflettere sulla necessità di un cambiamento culturale che aiuti tutti a riconoscere la pari dignità fra donne e uomini.

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CRONACHE DAL  CONVENTO


“DATEVI AL MEGLIO DELLA VITA”

 

Fra Ivan ci racconta un’interessante esperienza

Questo il titolo tratto dall’esortazione apostolica del Papa "Christus vivit" per un’iniziativa in cui in tre giorni a metà febbraio (14,15,16 Febbraio) undici seminaristi delle diocesi di Trento, Belluno - Feltre e due novizi francescani hanno incontrato le comunità della zona pastorale di Mezzolombardo.  Fra Ivan, novizio presso il convento dei Frati Minori di Mezzolombardo, ci ha detto che i seminaristi hanno chiesto la collaborazione per  questa esperienza vocazionale. “Ci eravamo incontrati due settimane prima per programmare le attività, organizzare gli incontri e pensare di cosa e come parlare alle persone, ricordando che il tema  era “Datevi al meglio della vita”.


Come vi siete organizzati?

I seminaristi erano ospiti in convento. Durante il giorno seguivamo un programma intenso di incontri con le comunità della zona pastorale e alla sera alle 22 circa avevamo un incontro di debriefing  e restituzione tra di noi, in cui tornavamo riflessivamente sulla giornata vissuta.


Dove siete stati e chi avete incontrato?

Eravamo divisi in gruppetti di 2 – 3. Venerdì e sabato mattina abbiamo incontrato alcune classi di studenti delle scuole superiori dell’Istituto Martini di Mezzolombardo e dell’Istituto Agrario di S. Michele,  introdotti dagli insegnanti di religione. Sono stati incontri molto belli dove i ragazzi ci hanno posto domande profonde e importanti, mai banali. Venerdì pomeriggio abbiamo incontrato alcuni gruppi di catechesi da 8 anni in su e gruppi adolescenti negli oratori di vari paesi (Mezzocorona, Mezzolombardo, S. Michele, Lavis, Zambana, Cembra, Molveno, Spormaggiore, Verla di giovo, Roverè della luna). Anche con loro è andata molto bene. Io, Giovanni e Federico M. siamo stati a Cembra venerdì pomeriggio con un gruppo di 90 ragazzi circa. Loro all’inizio erano seduti, poi abbiamo scaldato l’atmosfera e abbiamo messo in moto testa e gambe con l’attività. Abbiamo proposto una drammatizzazione  su un brano del Vangelo e poi un gioco. Infine la testimonianza della nostra scelta, basata sulla fiducia nel Signore. Abbiamo poi incontrato anche adolescenti e gruppi del post-Cresima a Zambana, Mezzocorona, Lavis, S. Michele, Roverè della Luna.


Come è andata con gli adulti?

Un seminarista e un novizio hanno fatto visita un pomeriggio agli ammalati dell’hospice di Mezzolombardo;   altri due hanno partecipato alla Messa nella casa di riposo di Mezzocorona e altri ancora hanno fatto visita ai fratelli ammalati anche in altre case di riposo. Al venerdì sera c’è stato l’incontro con genitori e adulti all’oratorio di Mezzocorona. E’ stato proposto anche un percorso di Adorazione a Sevignano e a Andalo guidato dai seminaristi . A partire da sabato sera fino a mezzogiorno di domenica abbiamo portato la nostra testimonianza durante le s. Messe. Dopo il Vangelo il seminarista o il novizio consegnava un pensiero sulla Parola collegandolo possibilmente con la sua motivazione di scelta per il Signore.

Sabato a mezzogiorno ci siamo riuniti tutti insieme all’oratorio di Lavis, perché poi ognuno aveva un invito a pranzo in una famiglia. Le famiglie si sceglievano lì sul momento e io sono stato conquistato da un bambino molto in gamba di origine nepalese (adottato da una famiglia di Lavis) che mi ha proposto “bicicletta e lasagne”: l’ho seguito subito. E’ stato un momento prezioso, con una famiglia semplice, sana, bella e gioiosa. Sono grato per la loro ospitalità e anche gli altri fratelli hanno ritornato feedback molto positivi sul pranzo passato in famiglia. Grazie alla comunità di Lavis per questa possibilità che ci ha donato.

Abbiamo terminato le tre giornate con il pranzo della domenica da noi in convento.


Se dovessi indicare un’esperienza che più ti ha colpito?

Per la prima volta ho portato la mia testimonianza parlando dopo il Vangelo durante la Messa a Fai della Paganella. E’ stato impegnativo, c’erano molte persone, ero emozionato, ma è stato interessante e bello rileggere la mia storia e rivedere i passi che il Signore mi ha donato di fare condividendolo con chi era presente.  E’ servita forse più a me questa cosa, ma spero comunque di essere stato di stimolo per qualcuno a rivedere la propria vita alla luce della relazione con Dio per accorgersi della Sua presenza silenziosa ma viva in ogni nostro passo.


Qual è il tuo giudizio su questa esperienza?

E’ stata una grande possibilità per conoscere meglio la realtà in cui mi trovo e le persone che la abitano, conoscere i seminaristi e fare qualcosa insieme. E’ stato bello vedere questa sintonia fra noi, pur su sentieri diversi. Il cammino è diverso, ma la scelta fondamentale e il desiderio che ci abita è quello della donazione al Signore e cercare di andare dietro a Lui.

 

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Nella foto: iIl gruppo dei seminaristi e dei novizi con don Mario, don Samuele e fra Massimo. (Nella foto mancano due seminaristi diaconi, Gianluca e Devis).

 

A cura di Fernanda Tapparelli


 

 

4. GRANDE SUCCESSO PER LA SECONDA EDIZIONE DELLA MOSTRA PRESEPI DAL LEGNO

 

Per il secondo anno consecutivo, visto il gradimento della prima edizione, è stata organizzata la mostra Presepi dal legno. In Sala Spaur, dal 22 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020, sono stati esposti 38 presepi, opera di 20 artisti  provenienti da diverse realtà del Trentino.

Molti degli artisti che hanno partecipato alla prima edizione hanno voluto essere nuovamente presenti proponendo nuove e bellissime opere. In realtà, tutti i presepi esposti sono vere e proprie opere d’arte, che hanno richiesto agli scultori impegno, passione, amore per la natività e il suo intrinseco significato. Diverse le tecniche e i tipi di materiale utilizzato: legno, marmo, polistirolo e molto altro. All’entrata della mostra  erano presenti tre grandi sculture, rappresentanti la Sacra Famiglia,  eseguite dal “Gruppo Artisti di Strada” che le ha intagliate nella magica cornice del Castello della Torre di Mezzolombardo.

La mostra Presepi dal legno, organizzata dell’Oratorio di Mezzolombardo, ha visto la fattiva collaborazione dell’Amministrazione Comunale, della Proloco, delle Note di Natale, della Cassa Rurale  Rotaliana e Giovo, della Comunità di Valle Rotaliana Konigsberg, dell’IC Mezzocorona e dei  molti  volontari amanti del presepio.

I numerosi visitatori (si stima più di 1000 persone), hanno apprezzato l’iniziativa che ha permesso da un lato di valorizzare la tradizione del presepio, dall’altro far conoscere l’importanza dell’arte e della tecnica dell’intaglio del legno così significativa nella nostra Regione. Del resto, lo scopo della mostra si può riassumere con il seguente motto: “I presepi, storia di fede, arte e cultura”.

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                     Tiziana Zambonato

 

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5. "NELLA GROTTA DI BETLEMME" 2019: LA PREMIAZIONE

 

Domenica 6 gennaio 2020, presso la Sala Civica di Mezzolombardo, si è svolta la premiazione della undicesima edizione del concorso "Nella grotta di Betlemme", proposto dall'Oratorio in collaborazione con l' Amministrazione comunale, la Pro Loco di Mezzolombardo e la cooperativa Grazie alla Vita. 

Trentotto i presepi in gara, realizzati da privati, associazioni e scuole,  e collocati presso  Sala Spaur, nelle vie della borgata, attività commerciali e presso abitazioni private.

La giuria, costituita dall'Arch. Danilo Dalla Brida, dalla Prof.ssa Antonietta Del Dot, dalla Sig.ra Rosanna Dalmonego, dal Geom. Giorgio Depaoli, hanno individuato i vincitori, pur sottolineando la difficoltà nella scelta vista la bellezza e specificità di ogni presepio.

La presidente dell'Oratorio Tiziana Zambonato e l'assessore Nicola Merlo nel ringraziare i partecipanti per il loro impegno, la passione dimostrata  e la puntualità nel rispondere all'iniziativa, hanno dato appuntamento al prossimo Natale per una nuova edizione del concorso.

Ad ogni partecipante al concorso è stato rilasciato un attestato di partecipazione. Inoltre, fra i partecipanti presenti alla premiazione, sono stati estratti a sorte due cesti di prodotti alimentati.

 

Si riportano i vincitori: per vedere le foto visitare la pagina Facebook @parrocchiamezzolombardo


Sezione singoli – gruppi - famiglie

1^ premio

 Fam. ZENI FRANCO  ZANTEDESCHI LUANA

Presepe di grandi dimensioni e di estrema cura dei particolari, sapiente elaborazione di mani preziose.

 

 2^ premio

BUZZI GIADA

Ingenuità del tratto, dei collage di una bambina, unito alla sapiente elaborazione di un adulto, fanno sì che il presepe sia naif ed estremamente gioioso.

 

3^ premio

CORONA MARIO

Raffinato ed elegante, ricco di particolari nella ricostruzione degli ambienti.

 

Sezione associazioni – scuole – attività commerciali

1^ premio

OFFICINA DEI SAPERI

L’uso di materiale povero e di una tecnica semplice, ma usata con perfezione tecnica straordinaria,  fanno del presepe una vera opera d’arte.

 

2^ premio

SCUOLA ELEMENTARE MEZZOLOMBARDO

Le mani di bambini e di insegnanti, unite a materiali poveri, esaltano la creatività e la precisazione dell’esecuzione.

 

3^ premio pari merito

CIRCOLO RICREATIVO “LAPERGOLA”

Gesù nasce ovunque nel mondo, ma vederlo nascere sul Piaz fa un certo effetto. Precisione assoluta nella ricostruzione degli ambienti e forte legame col nostro territorio.

 

                                                                                                          Tiziana Zambonato

 

 

 

6. L'ORATORIO PRENDE IL VOLO

Grandi emozioni erano ancora nell'aria dopo il grande riscontro e successo che abbiamo ottenuto con la TRENTESIMA "Recita di Natale" e subito era tempo di pensare al carnevale 2020. Ecco l'idea di quest’anno: LE MONGOLFIERE.
MATERIALE NECESSARIO: un intreccio di stoffe, scatole di cartone, canne di bambù, sacchetti di carta, palloncini giganti colorati, bandierine....... c'è tutto?
NOOOOOOO!!!!!
UTILI, anzi INDISPENSABILI sono: collaborazione, allegria, divertimento, pazienza, organizzazione e più di 70 partecipanti.
Adesso sì che c'è tutto!

 

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Si dice che "l'unione fa la forza" e per noi è stato proprio così anche questa volta: bambini, genitori e animatori si sono messi all'opera per preparare ognuno il proprio costume con scotch, forbici, colla a caldo, spillatrice e un sacco di sorrisi. Ognuno con la propria mongolfiera sulle spalle era finalmente pronto per sfilare per le vie del paese e per ballare al ritmo della musica coordinati dalle animatrici travestiste da aviatori. Purtroppo quest’anno la sfilata è stata fatta solo a Mezzocorona, perché la sfilata a Mezzolombardo è stata sospesa a causa delle disposizioni di sicurezza per il contenimento del coronavirus.
In quest’anno cominciato anche con qualche "intoppo mondiale" i volontari del gruppo dell'oratorio augurano a tutti i bambini, e perché no, anche agli adulti, di prendere il volo mettendo tanti palloncini appesi ai propri sogni per consentire loro di volare via e di diventare realtà.......le più colorate possibili.

                                       Carmen del direttivo dell'Oratorio

 

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7. Pasqua di speranza, soprattutto quest'anno

 

            Stiamo entrando nella Pasqua, mistero di morte e risurrezione, Camminiamo con Gesù e lo accompagniamo facendo con Lui esperienza della morte e della risurrezione. È una Pasqua strana quest'anno. "Pasqua di guerra" potremmo dire. Guerra contro un nemico invisibile ma subdolo, capace di mandare all'aria le nostre sicurezze e tutto ciò che ci faceva sentire forti, al sicuro, magari anche invincibili, immortali.

            In vista della Pasqua mi sembra opportuno riprendere alcuni passi della meditazione che Papa Francesco ci ha offerto venerdì 27 marzo in Piazza S. Pietro. Una piazza vuota, vuota come le nostre chiese, come le nostre piazze, come tanti luoghi di lavoro e tanti altri luoghi dove molti di noi ci incontravamo.

            In questo clima surreale, partendo dall'episodio evangelico della traversata notturna del lago in tempesta (Marco 4, 35-40), il Papa ci ha invitato a riflettere su quanto stiamo vivendo in questi giorni. Siamo invitati a guardarci dentro, a recuperare uno sguardo nuovo nei confronti degli altri, di Dio, del mondo. A riscoprire che non siamo stati abbandonati a noi stessi ma possiamo fare affidamento sulla presenza e la fedeltà del nostro Dio che, in Gesù risorto e vivente, ci ha promesso: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo, 28,20).

Papa Francesco ha iniziato la sua meditazione interpretando in modo realistico la situazione che stiamo vivendo ed invitandoci a riscoprire che siamo tutti nella stessa barca, che, cioè, usciremo da questa situazione solo insieme.

            «Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

            È facile ritrovarci in questo racconto.  ... La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

            Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

            Papa Francesco riprende poi la domanda di Gesù ai discepoli e la trasforma in preghiera, in confessione delle nostre responsabilità per lo stile di vita che ci ha reso egoisti, sordi ed indifferenti nei confronti di Dio, dei fratelli, del mondo.

            «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

            Papa Francesco ci ha invitato poi a vivere questo tempo come opportunità per scegliere di nuovo con coraggio e speranza la via del ritorno a Dio. A guardare le persone come compagni di viaggio, in modo particolare quelle persone che donano la propria vita nel servizio umile, coraggioso e disinteressato per vincere il male che angoscia tante persone. È lo sguardo che sa vedere la presenza di Dio soprattutto là dove si soffre e si lotta per la vita e la dignità delle persone. È lo sguardo nuovo della fede che nasce dalla Pasqua di Gesù e ci dona il coraggio di abbracciare la croce nella certezza che l'amore di Dio è più forte di ogni male e di ogni morte.

            «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

            «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

            Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

            Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

            Papa Francesco ha terminato la sua meditazione con queste parole di incoraggiamento e di speranza.

            «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

 

 

8. LEZIONI A DISTANZA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS.


Quando al ritorno delle vacanze di carnevale mi sono trovata davanti alla chiusura delle scuole per l'emergenza Coronavirus, ero scettica alla proposta del mio istituto di attuare varie forme di formazione a distanza. Io non sono nativa digitale, non sono nemmeno smart in fatto di tecnologie, ma ho trovato che la proposta di continuare le lezioni non in presenza in questa particolare situazione potesse essere una sfida. Non è certo una sfida nata dal nulla, da anni lavoriamo con la tecnologia, seguiamo corsi di aggiornamento, abbiamo a supporto tecnici ed animatori digitali, la dotazione informatica della scuola è buona e viene costantemente incrementata. Certo non è semplice organizzare lezioni vere e proprie e l'interazione con i ragazzi e tra i ragazzi manca a me come insegnante, ma non è impossibile, almeno per la mia materia. Io sono stata fortunata perché ho incominciato con la quinta liceo, i ragazzi erano tutti presenti, attenti e responsabili, consapevoli che, in una situazione difficile per il Paese, un'istituzione come la loro scuola stava facendo tutto il possibile. Al di là di quegli argomenti che poi dovranno essere rivisti, delle verifiche che si dovranno affrontare "dal vivo", penso che impegnarsi per mantenere una normalità, dove non c'è nulla di normale, sia importante, sia veramente educativo per loro perché non rimangono a poltrire ma affrontano i loro impegni in vista di un traguardo importante come l'esame di stato. Anche i ragazzi di terza hanno affrontato seriamente le lezioni on line e i compiti loro affidati. Con i ragazzi del biennio c'è bisogno di richiamarli più spesso bisogna puntare su esercizi che li tengano occupati altrimenti faticano a trovare la concentrazione necessaria per seguire. A fine lezione talvolta compaiono in video o in audio i genitori dei ragazzi che salutano e ringraziano. Lo scorso mercoledì un nonno che abitualmente porta la brioches alla nipote, che è una mia alunna, prima dell'inizio delle lezioni, visto che la scuola si faceva a distanza mi ha regalato la merenda. E' un modo per rimanere umani anche quando il contatto con gli altri ci fa paura. La cosa che trovo irreale è camminare lungo i corridoi dell'istituto silenziosi e vuoti e sentire le voci dei colleghi che fanno lezioni nelle aule senza vedere ragazzi in circolazione. Potrei fare lezione anche da casa, ma preferisco andare in istituto perché la connessione è migliore, lì ho molto materiale, ho un portatile tutto per me e in fondo la routine anche dei luoghi da sicurezza. Qualcuno mi ha chiesto come fanno le famiglie che non hanno connessione o computer, oppure hanno più figli che devono seguire. In caso di mancanza di un Pc i ragazzi possono collegarsi anche con uno smartphone, ma so che la scuola ha messo a disposizione alcuni portatili in comodato per che ne aveva necessità.


Maria Antonietta Del Dot

 

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9. ARRIVERDERCI IN TERRA SANTA, PADRE FRANCESCO PATTON


In una serata del febbraio scorso, si è tenuto a Trento un incontro con padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, organizzato dal Servizio Diocesano Pellegrinaggi, un'occasione preziosa per conoscere la realtà di quei luoghi, dove il cristianesimo è nato e da dove è partito per diffondersi in Europa e in tutto il mondo, anche se adesso, nel Medioriente, è in minoranza rispetto all'ebraismo e all'islam.
Peraltro, padre Patton, rileva come in Europa ci sia "una bassa temperatura spirituale" e i cristiani dove sono minoranza sono sale e lievito per le popolazioni in cui sono inseriti, puntando sulla qualità. Ci sono in Terra Santa scuole cristiane aperte a tutti, cristiani, ebrei e musulmani, perché "il dialogo è tra persone, tra credenti, non tra religioni", nel rispetto reciproco, nella conoscenza delle tradizioni degli altri. Le scuole sono uno strumento concreto di convivenza pacifica. Se i cristiani, in minoranza e minacciati, abbandonassero i loro paesi o la professione della loro fede, ci sarebbe un impoverimento di tutti, degli stessi Stati dove vivono.
Gli Stati possono essere laici, ma la laicità deve garantire la piena libertà di religione.
E' importante che i cristiani si sentano parte di una grande famiglia e uno dei modi per essere vicini ai fratelli della Terra Santa è recarsi in pellegrinaggio in quei luoghi, per riscoprire la sorgente della nostra fede, mediante un'adeguata preparazione spirituale.
L'improvvisa epidemia del Coronavirus ha sospeso naturalmente tutti i viaggi ma, quando ricominceremo a vivere anche fuori dalle nostre case e dai nostri confini, padre Patton ci accoglierà volentieri a Gerusalemme.
Su un articolo pubblicato da L'Espresso, un poeta e saggista siriano, Adonis, provoca con un titolo molto forte "Le religioni portano guerra: combattiamole con ateismo e poesia". Padre Patton, invece, con l'esperienza della vita in Gerusalemme e Terra Santa, ci insegna e ci dimostra che non sono le religioni le cause delle guerre, perché tra credenti, tra persone di buona volontà, si sanno cogliere le occasioni di dialogo.


Laura Dalfovo

 

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10. PER UNA GERUSALEMME CONDIVISA


Gerusalemme è definita "La Città Santa" nell'Ebraismo, nel Cristianesimo e nell'Islam.
La Città Vecchia e le sue mura, considerate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, racchiudono in meno di un chilometro quadrato molti luoghi di grande significato religioso come il Monte del Tempio, il Muro del pianto, la Basilica del Santo Sepolcro, la Cupola della Roccia e la Moschea al-Aqsa.
Nel corso della sua storia Gerusalemme è stata distrutta e ricostruita due volte ed è stata assediata, conquistata e riconquistata in decine di occasioni.
Nel 1967, a seguito della guerra dei sei giorni, la parte orientale di Gerusalemme, fino ad allora sotto dominio giordano, fu occupata dallo Stato di Israele, che nel 1980 ne proclamava unilateralmente l'annessione con una legge che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nella risoluzione 478 ha definito nulla e priva di validità, una violazione del diritto internazionale e un serio ostacolo al raggiungimento della pace in Medio Oriente.
Da allora, tutti gli Stati che hanno rapporti diplomatici con Israele mantengono le proprie ambasciate fuori da Gerusalemme, in genere a Tel Aviv o nelle immediate vicinanze. Il 6 dicembre 2017, Donald Trump ha dichiarato il trasferimento dell'Ambasciata USA nella Città Santa argomentandola come una scelta "necessaria per la pace".
Lo stesso presidente degli Stati Uniti, nel gennaio 2020 ha annunciato, assieme al presidente di Israele, un Piano di Pace che prevede che Gerusalemme sia la capitale indivisa di Israele, concedendo ai palestinesi parte della periferia est della città. Il Piano è stato redatto dal genero di Trump, ebreo, di professione immobiliarista, privo di qualsiasi esperienza su una delle questioni più ingarbugliate di questo mondo, come scrive su Vita Trentina Gianni Bonvicini, che aggiunge sia definibile come spot propagandistico di Trump, per assicurarsi il voto della potentissima lobby ebraica americana per la sua rielezione a novembre 2020.
Nessun Stato mondiale ha preso sul serio questa proposta; un progetto che i vertici cattolici dell’area ritengono dannoso, prima ancora che inattuabile, in un’ottica di vera pace fra israeliani e palestinesi e invitano tutte le Chiese del mondo perché rinnovino la preghiera per la pace nella regione.
Per padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, l'accordo, in quanto unilaterale è debole in partenza. Per una Gerusalemme condivisa, occorre riconoscere che è qualcosa di unico per cristiani, ebrei e musulmani e la Città Vecchia potrebbe avere uno statuto speciale e una forma di governo condiviso, con spazio a Ovest per la capitale di Israele e ad Est per quella di Palestina.

 

 

11. I QUATTRO CAPPELLANI DELLA DORCHESTER


Vi è un libro, “Sea of Glory”, che viene utilizzato dall’esercito U.S.A. per la formazione dei cappellani militari. Racconta, in modo romanzato, una vicenda vera, di guerra, di coraggio e di amore per il prossimo.
La storia ci proietta nella seconda guerra mondiale, in piena Battaglia dell’Atlantico, quando i convogli Alleati, sfidando i sottomarini tedeschi, cercavano di trasportare uomini e mezzi in Europa per combattere la Germania nazista. In questo scenario, alle ore 00.55 del 3 febbraio 1943, la nave da trasporto USAT Dorchester fu silurata al largo della Groenlandia dal sommergibile tedesco U-223. Sulla nave, che trasportava 900 soldati, vi erano quattro cappellani militari molto diversi fra loro sul piano della religione professata, delle esperienze di vita, degli interessi: il pastore metodista George Fox, medico e veterano della Grande Guerra; il rabbino Alex Goode, intellettuale con un passato da atleta; il pastore protestante Clark Poling, poeta e discendente da una famiglia di religiosi; il sacerdote cattolico John Washington, appassionato di baseball che si era arruolato nascondendo il fatto di essere quasi cieco da un occhio.
I quattro uomini, pur così diversi fra loro, non ebbero dubbi su cosa fare negli attimi di caos e di terrore successivi al siluramento. Mentre la Dorchester iniziava rapidamente ad affondare, i quattro cappellani si prodigarono per soccorrere i feriti e organizzare l’evacuazione della nave, rendendosi conto, purtroppo, che i giubbotti di salvataggio non erano sufficienti per tutti i soldati e che alcune delle scialuppe di salvataggio erano state danneggiate dall’esplosione dei siluri. Quella notte molti uomini erano destinati a perire nelle fredde acque dell’Atlantico.

A quel punto i cappellani, che avevano ricevuto i giubbotti di salvataggio, non esitarono a cederli a quattro soldati offrendo loro la salvezza. I religiosi si portarono quindi sul ponte della nave, che si stava rapidamente inclinando per confortare con il canto e la preghiera i soldati rimasti a bordo e destinati a morte certa. Ventisette minuti dopo il lancio dei siluri la Dorchester scomparve sotto le onde con 672 uomini ancora a bordo. L’immagine che rimase impressa ai sopravvissuti, fu quella dei quattro cappellani, in piedi sul ponte della nave, stretti l’uno all’altro in un abbraccio, mentre cantavano un inno sacro, forse Sh’ma Yisrael. Uniti nel momento supremo, senza alcuna distinzione religiosa, come semplici uomini di Dio.
Da allora il popolo americano ha coltivato con grande emozione la memoria dei quattro eroici cappellani che sono diventati il simbolo del dialogo interreligioso. Infatti, negli USA, parlare dei quattro cappellani, è molto più che evocare il semplice eroismo militare: il popolo americano ha valorizzato questa storia come la vicenda simbolo della positiva collaborazione fra uomini di religioni diverse.

Nella nostra epoca convulsa, sempre più caratterizzata da odio e divisione, il messaggio semplice e chiaro dei quattro cappellani della Dorchester meriterebbe di essere recepito e valorizzato anche al di fuori dei confini americani.

Andrea Bezzi

 

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12. CHIESA DI MARTIRI

 

AUMENTA LA PERSECUZIONE ANTICRISTIANA NEL MONDO


  

La World Watch List 2020, riferita al periodo 1 novembre 2018 – 31 ottobre 2019, mette in evidenza che la persecuzione anticristiana nel mondo ha subito una ulteriore crescita in un mix di uccisioni,  vessazioni, aggressioni, violenze e discriminazioni che sintetizziamo con questo schema:

 

 

WWList 2020

Medie

 

Cristiani perseguitati

260 milioni

1 ogni 8

Cristiani uccisi

2.983

8 ogni giorno

Chiese ed edifici connessi attaccati o chiusi

9.488

26 ogni giorno

Cristiani arrestati senza processo, incarcerati

3.711

10 ogni giorno

Cristiani rapiti

1.052

2 ogni giorno

Cristiani violentati o abusati sessualmente

8.537

23 ogni giorno

 

Su circa 100 nazioni potenzialmente interessate dal fenomeno persecutorio e monitorate dalla ricerca ben 73 hanno evidenziato un livello di persecuzione alta, molto alta o estrema.

Gli 11 Stati peggiori sono gli stessi del 2018. Al primo posto vi è ancora la Corea del Nord che detiene nei campi di lavoro circa 70.000 cristiani. Seguono l’Afghanistan, Somalia e Libia, caratterizzati da un forte integralismo islamico e da una cronica instabilità politica. Al quinto posto si trova il Pakistan dove vige la famigerata legge contro la blasfemia e la violenza anticristiana e un  fatto quotidiano che investe tutti i contesti della società. Al sesto posto si trova l’Eritrea dove i cristiani che non appartengono a Chiese riconosciute dallo Stato sono considerati una minaccia e per questo incarcerati, torturati, condannati a lavori forzati. Vengono poi Sudan, Yemen e Iran, dove i cristiani sono sottoposti ad una fortissima oppressione islamica. Al decimo posto si trova l’India dove i cristiani stanno sperimentando una feroce persecuzione ad opera del radicalismo indù e sono vittime di leggi anti-conversione. All’undicesimo posto si trova la Siria dove i cristiani sopportano la forte oppressione islamica e le nefaste conseguenze di una durissima guerra civile; nel corso di una generazione la presenza dei cristiani si è ridotta dell’87%.

 

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E’ evidente che oggi  ci sono più martiri che nei primi secoli di cristianesimo. C’è un «martirio rosso», che è quello subito ancora oggi da credenti di tante zone del mondo trucidati solo perché cristiani. E c’è un «martirio bianco» che è quello che si registra in tanti Paesi, anche dichiaratamente democratici, dove i cristiani sono costretti a pregare o celebrare messe di nascosto, a non esibire croci o altri oggetti sacri, per non subire multe e restrizioni o, peggio, essere rinchiusi in carcere o in campi di lavoro forzato. Entrambi sono frutto di quella persecuzione che è una costante di tutta la storia del cristianesimo che, come un lungo filo rosso, unisce i seguaci di Cristo dei primi secoli, crocifissi o fatti sbranare dai leoni, alle tante vittime  del nostro tempo.

Davanti a questi dati è utile ricordare e meditare quanto detto da Papa Francesco durante la messa a Santa Marta il 21 aprile 2015:  “Pensiamo ai nostri fratelli sgozzati sulla spiaggia della Libia; pensiamo a quel ragazzino bruciato vivo dai compagni perché cristiano; pensiamo a quei migranti che in alto mare sono buttati in mare dagli altri, perché cristiani; pensiamo (…) a quegli etiopi, assassinati perché cristiani … e tanti altri. E tanti altri che noi non sappiamo, che soffrono nelle carceri, perché cristiani … Oggi la Chiesa è Chiesa di martiri: loro soffrono, loro danno la vita e noi riceviamo la benedizione di Dio per la loro testimonianza”.

Andrea Bezzi 



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